Albo esperti innovazione tecnologica – Brazil 2026?

L’Albo degli Innovatori Certificati del Ministero del Made in Italy è un trionfo monumentale della burocrazia italiana e quanto di meno innovativo esista: un perfetto simulacro di un formulario cartaceo degli anni ’90.

Per iscriversi a questo albo, che dovrebbe certificare i paladini della modernizzazione industriale, bisogna affrontare un modulo Microsoft Forms che è un capolavoro di tecnologia all’avanguardia. [Modulo Iscrizione] Niente SPID, niente autenticazioni digitali: solo un interminabile rosario di caselline da spuntare, dove ci si assume la responsabilità della veridicità dei dati che dobbiamo diligentemente digitare.

Ma è nei dettagli che la fulgida innovazione ministeriale rivela tutta la sua grandezza. Le province? Niente menu a tendina per i pigri: vanno scritte a mano, rigorosamente con due caratteri. Sì, devi digitare manualmente “PA”, “BO”, “MI” come se gli impiegati dei catasti di provincia degli anni 90, perché evidentemente l’idea di una semplice lista predefinita sarebbe troppo disruptive per un albo dedicato all’innovazione.

Le date, poi, sono un vero inno alla praticità: non sognarti di digitare semplicemente “30/11/1973”. Devi aprire un pannello e scorrere anno per anno, mese per mese, giorno per giorno, come se stessi sfogliando un innovativo calendario da tavolo degli anni 80: un’esperienza così innovativa che solo chi ha padroneggiato le meccaniche di un cubo di Rubik potrebbe eseguirla senza maledire la propria esistenza.

Ma il tocco di assoluta genialità è rappresentato dalla richiesta di indicare, senza possibilità di appello, la data in cui prevedi di andare in pensione.

Sono rimasto senza parole, poiché non ho mai veramente capito che il vero esperto innovatore deve avere la capacità di predire con esattezza matematica il momento in cui appenderà la penna al chiodo. Non importa se hai trent’anni (più o meno l’età dell’innovatore medio) e non sai dove sarai domani: per potere certificare la tua capacità di innovazione e iscriverti nell’apposito Albo, per il MIM.IT è essenziale sapere che conosci la data del tuo pensionamento.

Pensavi che fosse finita? No… Il meglio viene alla fine di questo colossale test di resistenza, il sistema ti informa che puoi stampare una copia della domanda (a giudicare da tutto il processo mi chiedo se fanno proprio così al ministero. Cioè stampano la domanda e la mettono in una apposita cartellina cartonata che finisce fisicamente impilata alle altre sulla scrivania di un solerte funzionario per l’approvazione? Aspetta come si chiamava il film geniale di Gilliam? Ah si! “Brazil“…). Dopo aver sudato sette camicie per inserire manualmente ogni singolo dato con i vincoli di un codice medievale, l’ultimo atto rituale è tornare alla carta. Perché, si sa, nessuna domanda è veramente valida finché non ha preso la forma di un foglio pronto per essere infilato in una cartellina e che poi verrà diligentemente timbrato.

E tutto questo per cosa? Per soddisfare un requisito imprescindibile: possedere una laurea. Una laurea tecnica dici? No, va bene qualsiasi laurea, il formulario prevede: farmacia, restauro (anche di beni culturali), gestione dei flussi turistici: tutto perfettamente valido.

I sistemi ministeriali si concludono infine con un cerchio talmente perfetto da essere quasi commovente: per accedere ai finanziamenti pubblici della transizione digitale, come previsto dal solenne Decreto Direttoriale n. 3125 del 12 novembre 2025, dovete essere rappresentati da un manager iscritto a questo albo. Un albo che esclude i più grandi innovatori della storia, ad esempio non potrai mai trovare persone come un certo Steve Jobs, che a quanto pare ha fatto innovare un paio di cosette, o Bill Gates, che forse avrà combinato qualcosa con i computer. Tecnicamente nemmeno Luigi Di Maio, che ha avuto l’ardire di gestire questo ministero per oltre un anno senza il necessario tesserino universitario.

Però se hai una laurea in restauro di beni culturali o gestione dei flussi turistici… cambia tutto, puoi accedere ai finanziamenti per l’innovazione.


L’Albo degli Innovatori Certificati del MIM.IT dimostra, ancora una volta, che nel nostro Paese la competenza in materia di innovazione si riduce al possesso di un titolo di laurea e alla capacità di compilare un modulo, che verrà successivamente stampato e timbrato.

Un sistema così elegantemente contraddittorio che persino il suo stesso nome suona come una beffa.

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