Il plugin ufficiale di Claude Code che ripulisce il pasticcio che Claude Code ha appena creato
C’è qualcosa di profondamente onesto in un team che rilascia uno strumento per correggere i difetti del proprio strumento.Boris Cherny, il creatore di Claude Code, ha appena reso open source il code-simplifier, un sub-agente che usa quotidianamente nel suo lavoro.
La sua funzione? Semplificare il codice dopo che Claude Code ha finito di lavorare. Rileggi: dopo.
Claude Code ha un problema strutturale: scrive troppo.Non nel senso che chiacchiera. Nel senso che produce codice verboso, over-engineered, pieno di astrazioni inutili.
Funziona, per carità, è anche bene, ma funziona come funziona un mobile Ikea montato da uno che ha letto le istruzioni in svedese: regge, ma non è elegante.
Il code-simplifier nasce per rimediare a questa tendenza. È un agente specializzato nel refactoring che interviene a fine lavoro per:
eliminare ridondanze — trova codice duplicato e lo estrae in funzioni riusabili, seguendo il principio DRY (Don’t Repeat Yourself, per chi non mastica acronimi anglofoni)
migliorare la leggibilità — semplifica condizionali annidati, spezza metodi elefantiaci in funzioni più piccole, migliora i nomi delle variabili (addio temp2_final_v3)
modernizzare la sintassi — aggiorna il codice per usare le feature moderne del linguaggio invece di pattern da museoIl tutto senza toccare la funzionalità.
Il codice fa esattamente quello che faceva prima, solo che adesso lo capisce anche chi lo legge.
Come si installa
Dal terminale:
claude plugin install code-simplifier
Oppure dall’interno di una sessione Claude Code:
/plugin marketplace update claude-plugins-official
/plugin install code-simplifier
Fatto.
Niente configurazioni bizantine, niente file YAML da interpretare come testi sacri.
Come si usa
Non c’è un comando speciale. Basta chiedere a Claude di usarlo:
"Usa il code simplifier per ripulire questo codice"
"Semplifica quello che abbiamo appena scritto"
"Pulisci questo PR con il code-simplifier"
L’agente analizza il codice, identifica i problemi di complessità, e propone una versione semplificata spiegando cosa ha cambiato e perché.
Cherny lo usa dopo ogni feature completata, dopo ogni TODO risolto, prima di ogni code review. È diventato parte del suo workflow quotidiano, insieme a un altro agente chiamato verify-app che testa il codice end-to-end.
Il trade-off
C’è un prezzo da pagare: il tempo di sviluppo raddoppia circa.
Non è poco, ma il ragionamento è semplice: meglio impiegare il doppio del tempo oggi per avere codice manutenibile domani, che risparmiare oggi e piangere tra sei mesi davanti a un file di 2000 righe che nessuno osa toccare.
È lo stesso principio per cui si scrivono i test: nessuno li ama mentre li scrive, tutti li benedicono quando salvano la produzione.
Cosa significa davveroIl code-simplifier è interessante non tanto per quello che fa, ma per quello che ammette.
Ammette che i modelli linguistici, lasciati a se stessi, tendono alla verbosità. Ammette che “funziona” non è sinonimo di “è fatto bene”. Ammette che l’output grezzo di un LLM richiede quasi sempre una revisione.
È un approccio maturo, lontano dal marketing che vorrebbe farci credere che l’AI risolve tutto al primo colpo.
La realtà è più prosaica: l’AI scrive, poi l’AI corregge quello che ha scritto, e alla fine — se tutto va bene — il codice è decente.
Non è magia, è ingegneria.
E a volte, l’ingegneria migliore è quella che riconosce i propri limiti e costruisce strumenti per aggirarli.

Lascia un commento